venerdì 18 maggio 2012

MACAO/3

Riporto qui di seguito la dichiarazione fatta da Rifondazione Comunista ieri in aula, rispetto alla vicenda Macao e provo, pezzo per pezzo, a dire perché non condivido né il metodo né il merito del loro intervento:
La nostra zona negli ultimi giorni è stata teatro, è proprio il caso di dirlo, di un'importante e partecipatissima iniziativa culturale, artistica e politica partita dal basso.
Fin qui ci tutto bene, anche se so per certo che molte associazioni culturali, in particolare quelle di periferia, e molti lavoratori dell'arte, si sentono lontani da questa esperienza. Ad ogni modo, diamolo per buono ed andiamo avanti, perché è vero che intorno a Macao si è creata molta aspettativa, molta curiosità e molta partecipazione, segnali sempre e comunque positivi.
Quest'iniziativa, che ha come nome Progetto MACAO, ha visto la partecipazione attiva di migliaia di cittadini milanesi che rivendicavano, e rivendicano tutt'ora, l'esigenza di spazi dove poter esprimere al meglio, in maniera libera, il proprio ingegno e la propria capacità artistica.
E' notizia di poche ore fa che l'assemblea di Macao ha deciso di non partecipare all'assemblea indetta dall'Assessore alla cultura per discutere dell'assegnazione degli spazi ex Ansaldo. Se fossero interessati a lavorare evidentemente non si comporterebbero così. Forse c'è qualcos'altro dietro.
Oltre all'aspetto culturale, questo progetto ha il grandissimo merito di aver sottolineato l'esigenza, e l'importanza, di partecipazione politica attiva dove, tramite assemblee popolari (veramente democratiche), ogni singolo cittadino può esprimere la propria opinione politica, spesso evidenziando le numerose contraddizioni presenti nel nostro sistema socio-economico.
Suona strano che degli eletti in un'Assemblea elettiva utilizzino il termine "veramente democratiche". Forse le elezioni cui hanno partecipato non erano realmente democratiche. Se è così, perché si sono candidati? E ancora, se questi lavoratori dell'arte vogliono, legittimamente e giustamente, lavorare, cosa c'entra questo con la necessità di ciascuno di esprimere la propria posizione politica? E' vero che questo Paese deve   investire di più in cultura e innovazione, ma trovo discutibile mettere insieme il tema degli spazi per lavorare che non ci sono e quello della giustizia sociale, della redistribuzione del reddito e degli investimenti.
Emblematica è la contraddizione legalità/giustizia che in questo caso vede da una parte la legalità tutelare un palazzinaro, condannato durante l'inchiesta "mani pulite", che lascia inutilizzato un importante edificio per circa 15 anni a discapito del bene comune, e dall'altra parte vede coloro che hanno compiuto un'azione di buon senso, volta a ridare alla cittadinanza uno spazio sociale, dalla parte del torto.
E' vero, Ligresti non è proprio quello che si dice una "brava persona", ma non mi stancherò mai di dire che se lui ha compiuto qualcosa di illegale non per questo devo scendere al suo livello. Se a mia volta commetto qualcosa fuori dalle regole passo dalla parte del torto (questo lo insegnano le mamme ai bambini di tre anni, come concetto lo trovo anche fin troppo elementare).
Si fa fatica? Certo. Spesso i furbi la fanno franca? Vero. Oggi però abbiamo la responsabilità di amministrare una città che in questi anni è stata cementificata al di là di ogni senso logico, concedendo permessi per costruire a fronte di un'infinità di spazi vuoti. Questo significa assumere comportamenti che non possono in alcun modo colludere con l'illegalità, altrimenti tutti si sentiranno in diritto di compiere gesti che vanno contro il bene comune.
Il Comune si sta già muovendo per aumentare al massimo le aliquote a proprietari di immobili sfitti, mi pare sia un segnale inequivocabile.
Contro questo sgombero, tanto celere quanto ingiusto, e in coerenza con quanto detto finora, il nostro gruppo consiliare (Sinistra per Pisapia di zona 9) abbandona l'aula.
Abbandonare l'aula dopo che il Sindaco si è mosso per dare risposte è un atto politico puerile. Il timore è che Macao, purtroppo, venga annientata dalla voglia di protagonismo di una certa area antagonista, cui non interessa avere spazi per lavorare, ma solo rivendicare un'autonomia politica in cui il gusto per l'illegalità e l'occupazione travalica qualsiasi altra esigenza, lavoro compreso. E questo, francamente, mi spiace molto. Soprattutto per Macao e per i lavoratori dell'arte, che vedono messe in secondo piano le loro esigenze.

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