lunedì 2 maggio 2011

UN PONTE FRA I DIVERSI UNO MAGGIO

Andrea sarubbi, come al solito, scrive un bel post sulla beatificazione di Giovanni Paolo II e sulle strumentalizzazioni arrivate da più parti:
L’Italia è davvero messa male, se non riesce a tacere neppure di fronte alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Da una parte, qualcuno se ne appropria per fini politico-elettorali: penso alle interviste a raffica di Berlusconi sulla tradizione cristiana interpretata a mo’ di Costituzione parallela, ma pure alle dichiarazioni cretine di una mia collega del Pdl – deputato semplice? macché: Consigliere per le questioni politiche del ministro degli Esteri – che definisce l’uccisione di Bin Laden “un miracolo di Karol Wojtyla”. Dall’altra, qualcun altro – consapevolmente ignaro di calendari liturgici, di domeniche della Divina Misericordia, di suor Faustina Kowalska e compagnia bella – prende la parola dal palco di piazza San Giovanni in Laterano e contesta la data scelta da Benedetto XVI per la beatificazione del suo predecessore (“In un anno ci sono 365 giorni…”), come se il mondo ruotasse attorno al concertone dei sindacati. Io non voglio neppure perderci tempo – né sulle vergognose furbizie berlusconiane, né sull’anticlericalismo mai domo in una certa sinistra – e preferisco raccontarvi qualcosa di più personale. (qui trovate il resto del post)
E' triste pensare come in questo paese non ci sia spazio per gettare ponti anziché distruggerli, per comprendersi anziché dividersi, senza nemmeno aver ascoltato.
Si può non essere d'accordo con tutto quello che Giovanni Paolo II ha fatto nella sua vita, ma è sotto gli occhi di tutti la maestosità e la grandezza di quest'uomo. Alcune volte bisognerebbe stare zitti ed ascoltare le ragioni degli altri, la passione, le sensazioni, ciò che li anima nel profondo, sia l'immensa gratitudine per un papa nelle cui parole soffiava lo Spirito Santo, sia la richiesta di spazio per una festa, quella per il lavoro, in cui, in fondo, è messa al primo posto la dignità dell'uomo.

SINDACATI CHE PUZZANO DI VECCHIO

Sulla festa dei lavoratori ecco le risposte di Renzi. Forse a sinistra non vinciamo da talmente tanti anni che ci siamo scordati di come si governa.
P.s. la legge sulle aperture dei negozi delle città d'arte è di Bersani.

IL 7 MAGGIO






I MERITI DI DON COLMEGNA

E poi c'è qualcuno che ci ricorda che la politica dovrebbe funzionare da megafono per alcune realtà della città, senza prendersi meriti che non sono suoi, solo per ottenere uno squallido consenso.

DE PRIMO MAGGIO E STRONZI ROVINA VETRINE

C'è qualcosa di intollerabile nelle devastazioni di vetrine che i partecipanti della mayday parade hanno attuato durante il corteo.
Perché la democrazia si basa sulla libertà e sul rispetto delle idee altrui, sempre che queste non siano fuori dal sistema di regole che tutti ci siamo dati.
Chi si riempie la bocca di giustizia sociale dovrebbe portare rispetto per chi, per motivi che possono essere vari, fra i quali ci potrebbe essere l'esigenza di arrivare a fine mese, ha scelto di lavorare anche il primo maggio.
Chi legifera dovrebbe ricordarsi dell'importanza di questa festa, ma non è possibile che nei centri storici di città come Milano, Firenze, Venezia, Roma (ecc.), i turisti trovino tutto chiuso. Non si tratta di obbligare le persone a lavorare, ma di lasciare libero chi lo volesse fare, controllando in modo rigido che nessuno sia costretto a farlo.
Bisognerebbe obbligare chi ha danneggiato i negozi a lavorare gratis per i commercianti fino a che non abbiano estinto il danno causato. Forse aveva ragione Pasolini: i proletari, in realtà, erano i poliziotti.

P.s. Marco mi indica un articolo di Pietro Ichino e uno suo, su Qdr Magazine, che vi invito a leggere .